E’ questa la frase che mi è stata riferita da un caro amico e che mi ha colpito nel profondo in merito ad una questione della quale non ero a conoscenza: è successo che la Saeco, azienda produttrice di macchine da caffè fondata nel 1981 a Gaggio Montano e successivamente acquistata dal colosso Philips, ha dovuto fare i conti con un progetto di licenziamento di metà dei suoi dipendenti, circa 240. Questo è stato reso quasi necessario per salvare la fabbrica, la cui produzione procede a singhiozzo e, come annunciato ai preoccupati lavoratori, ci potrà essere un drastico calo già a partire dal prossimo anno. Ma per ogni cosa esiste un suo rovescio della medaglia: parlando con questo mio amico, in possesso di una abitazione proprio vicino alla sede della fabbrica, mi ha confermato come tantissime famiglie dipendano proprio da questo lavoro, e con queste famiglie moltissime città che vedono nell’affluenza di gente verso la fabbrica uno dei modi principali per aumentare il flusso di clienti e, di conseguenza, il guadagno.
Con il possibile licenziamento molti di questi negozi e attività saranno costrette a chiudere, con una sorta di effetto domino che coinvolgerebbe un bacino di persone davvero ampio. La scelta di licenziare metà del personale è quindi dovuta, oltre al fatto di dover salvare la fabbrica, ad una produzione che, come sottolineato in precedenza, procede a rilento; non è così nell’altra sede, quella rumena, che procede a ritmo serrato con costi decisamente più bassi, dovuti soprattutto alla manodopera più economica ma, molto probabilmente, meno precisa e di qualità più bassa.
Sono state numerose le proteste e le manifestazioni dei dipendenti, ai quali si sono più volte affiancati tutti i cittadini di Gaggio, con la speranza che qualcosa, al più presto, cambi, per evitare di dover definitivamente dire addio e veder scomparire dal punto di vista economico-sociale una parte sostanziosa dell’Appennino. E’ di qualche giorno fa la notizia che riporta la mobilitazione da parte di Renzi per salvare il futuro di centinaia di famiglie, le quali rischiano di vedere il loro futuro grigio pesto, con il solo intervento del premier che potrebbe cambiare le sorti di una questione spinosa e preoccupante per tantissime persone. Con la speranza che l’Appennino, da sempre florido dal punto di vista sociale, non muoia ma anzi, sbocci e risorga più forte di prima. Con la speranza che chi può e ha il potere per farlo, si mobiliti, e al più presto.
Io sto con i lavoratori Saeco.
Radio Frequenza Appennino sta con i lavoratori Saeco.